Quale psicoterapia?

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A volte è veramente difficile riuscire ad orientarsi nel mare magnum delle psicoterapie.

Per rompere con la tradizione del dire “la mia è meglio” sono stati fatti degli sforzi per identificare quegli elementi comuni alle varie terapie che rendono un trattamento efficace. La possibilità che le terapie avessero in comune più di quanto si credesse è un’idea che è nata più di settanta anni fa.

Sono andati in questa direzione gli studi di Frank, J. D., & Frank J. B .

Jerome Frank della Johns Hopkins University affermava che le persone non cercavano un aiuto psicologico quando sviluppavano un problema, ma quando si demoralizzavano perché questi individui erano “consapevoli di avere fallito nel realizzare le loro aspettative o quelle di altri o di essere incapaci di affrontare certi problemi pressanti… e si sentono incapaci di cambiare la situazione o se stessi”.

Nella loro analisi Frank e Frank individuarono quattro caratteristiche condivise da tutte le terapie:

  1. Una relazione emozionalmente coinvolgente con il terapeuta
  2. Un setting curativo
  3. Uno schema concettuale che dia una spiegazione plausibile per i sintomi del paziente e che garantisca una procedura per risolverli
  4. Un rituale che richiede la partecipazione attiva sia del terapeuta che del paziente

Anche Giusti E. cerca di individuare dei fattori comuni alle psicoterapie e li distingue in fattori comuni aspecifici e quelli specifici, fattori che poi sono strettamente collegati tra di loro.

Nella prima categoria Giusti fa rientrare tutti quei fattori che sono parte della relazione che si stabilisce tra il terapeuta e il paziente.

Proprio per il carattere di indeterminatezza e di aspecificità che li caratterizza, questi elementi sono comuni a molte o a tutte le tecniche di intervento, indipendentemente dal paradigma di riferimento.

Diversi sono i fattori aspecifici di cui parla: la relazione terapeuta/paziente, lo schema concettuale di riferimento, la sperimentazione diretta, l’apprendimento cognitivo, i fattori legati al terapeuta, quelli legati al cliente, l’apertura e la trasparenza, l’effetto placebo, il cambiamento, la gestione delle resistenze e il setting.

I fattori specifici, invece, sono le tecniche o i metodi d’intervento tipici di ciascun approccio, come le interpretazioni in psicoanalisi, che sono identificati come variabili specifiche.

Nel 1992, Michael Lambert della Brigham Young University propose quattro fattori terapeutici “The Common Factors” come i principali elementi importanti per il miglioramento dei clienti in terapia:

  • Cambiamento extraterapeutico e caratteristiche del paziente
  • Relazione terapeutica
  • Effetto placebo
  • Tecniche e modelli

1) Cambiamento extraterapeutico e caratteristiche del paziente

Sebbene i terapeuti, specialmente quelli senza esperienza, immaginino che le loro tecniche siano i fattori più importanti che contribuiscono al risultato delle terapie, la ricerca non sostiene queste idee (Hubble, Duncan e Miller, 1999). Al contrario, il risultato è determinato soprattutto dal cliente e dagli eventi esterni, non dal terapeuta. Sulla base di queste considerazioni Lambert (1992) concluse che il 40% del miglioramento in psicoterapia è attribuibile alle caratteristiche del cliente e alle influenze esterne alla terapia stessa. Tra le variabili del cliente più considerate ci sono il grado di gravità del disturbo, la motivazione, la capacità di relazionarsi, la forza dell’io e l’abilità nell’identificare Il problema focale (Lambert e Anderson, 1996; Lambert e Asay, 1984). Chiaro è che, su queste variabili, il terapeuta può agire proprio per aumentare la probabilità che il percorso abbia maggiori probabilità di riuscita

2) Relazione terapeutica

Tra i fattori comuni più frequentemente studiati ci sono quelli che si focalizzano sul ruolo della relazione terapeutica. I risultati empirici suggeriscono che il 30% del miglioramento in psicoterapia è attribuibile ai fattori di relazione (Lambert, 1992). La maggior parte delle ricerche su questi fattori iniziano con la tradizione centrata sul cliente dove furono identificate alcune condizioni necessarie e sufficienti al cambiamento del soggetto. Queste condizioni furono identificate con l’empatia, la positività, il calore e la genuinità del terapeuta. La maggior parte delle scuole ritiene che queste, insieme ad altre variabili terapeutiche, siano fondamentali per il processo in psicoterapia perché sono fondamentali nella formazione di un’alleanza terapeutica.

3) Effetto Placebo

Ricerche in psicoterapia negli ultimi tre decenni hanno sottolineato l’importanza dell’aspettativa e dell’effetto placebo nel cambiamento del paziente. Lambert (1992) suggerisce che il cambiamento è riconducibile a questo fattore per il 15%. Un pioniere nel ricercare le aspettative del cliente è Jerome Frank. Frank nel suo libro “Persuasion and Healing” affermava che dal momento in cui il paziente entrava in terapia, portava con sé forti aspettative di venire aiutato: egli suggeriva infatti che un fattore sottostante unisce tutti gli approcci terapeutici apparentemente differenti ed anche altre forme di cura ed è quello che in medicina viene chiamato “Effetto Placebo”. Ai soggetti viene data la speranza che le cose cambieranno.

Frank, Gliedman, Imber, Stone e Nash (1959) affermarono che le aspettative che il cliente porta in terapia hanno un’influenza importante sui risultati del trattamento. Scoprirono anche che maggiore era la percezione di distress, maggiore era la probabilità di miglioramento. Ricerche più recenti sulle aspettative dei clienti hanno suggerito una relazione positiva tra le aspettative e il miglioramento, specialmente nelle prime fasi del trattamento (Garfield, 1994).

4) Tecniche e modelli

Per modello s’intende un insieme di credenze o una teoria unificante di ciò che è necessario fare per raggiungere il cambiamento con uno specifico cliente in una particolare situazione. I modelli, generalmente, includono le tecniche che vengono definite come azioni che sono estensioni della teoria. I modelli e le tecniche perciò sono correlati, ma non identici. Questa definizione implica che tutti i terapeuti seguono dei modelli.

È emerso che nella pratica clinica sono favoriti modelli di trattamento con applicazioni più precise. Sebbene si vada incontro ad una maggiore specificità tecnica, trent’anni di ricerche hanno dimostrato che i modelli e le tecniche hanno un’influenza relativa sul trattamento, infatti contribuiscono al risultato della terapia solo per il 15% (Lambert, 1992).

Una recente meta-analisi ha esaminato gli effetti di vari trattamenti messi a confronto e ancora una volta i risultati furono in favore del “ Verdetto di Dodo ”, infatti le differenze riscontrate si aggiravano intorno allo zero.

Accettando che tutti gli approcci erano ugualmente efficaci, i ricercatori iniziarono a cercare specifici ingredienti importanti per ciascun modello. Sfortunatamente le ricerche hanno dato risultati anche molto differenti tra di loro. Per esempio, alcuni studi hanno trovato effetti differenti per componenti specifiche di un trattamento dato (Cooper et al., 1995; Milliard et al., 1993; West, Horan e Games, 1984), laddove altri non hanno trovato nessuna differenza apprezzabile (Jacobson, 1984; Jacobson et al., 1987, 1996).

 

A conclusione di tutta questa esposizione sorge spontanea la domanda: “Ci sono o non ci sono delle terapie migliori delle altre?”

Quello che ho imparato è che la terapia migliore è quella che si adatta alle nostre esigenze, al nostro obiettivo, quella che ci fa sentire capiti, accolti e ci mostra dei cambiamenti concreti… il nome però… decidetelo voi!

 

Buona giornata

 

 

 

 

Bibliografia

Cooper L. J., Wacker, D. P., McComas, J. J., Brown, K., & al. (1995). Use of component analysis to identify active variables in treatment packages for children with feeding disorders. Journal of Applied Behavior Analysis, 28, 139-153.

 

Frank, J. D., & Frank J. B. (1973). Persuasion and Healing: A comparative study of psychotherapy. (Baltimore, MD: Johns Hopkins University Press).

 

Frank, J. D., Gliedman, L. H., Imber, S. D., Stone, A. R., & Nash, E.H. (1959). Patients expectancies and relearning as factors determining improvement in psychotherapy. American Journal of Psychiatry, 115, 961-968.

 

Garfield, S. L. (1994). Research on client variables in psychotherapy. In S. L. Garfield & A. E. Bergin, Handbook of psychotherapy and behavior change (4th ed., pp. 190-228). New York: Wiley.

 

Giusti, E. (1997). Psicoterapie: denominatori comuni. Epistemologia della clinica qualitativa. Franco Angeli Editore

 

Jacobson, N. S. (1984). A component analysis of behavioral marital therapy: The relative effectiveness of behavior exchange and communication/problem solving training. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 52, 295-305.

 

Jacobson, N. S., Schmaling, K. B., & Holzworth-Munroe, A. (1987). Component analysis of behavior marital therapy: Two year follow-up and prediction of relapse. Journal of Marital and Family Therapy, 13, 187-195.

 

Jacobson, N. S., & Christensen, A. (1996). Studying the Effectiveness of Psychotherapy: How Well Can Clinical Trials Do the Job? American Psychologist, 51(10), 1031-1039

 

Lambert, M. J. (1992). Implications of outcome research for psychotherapy integration. In C. Norcross & M. R. Goldfried (Eds.), Handbook of psychotherapy integration (pp. 94-129). New Jork: Basic Books.

 

Milliard, T., Wacker, D. P., Cooper, L. J., Harding, J., Drew, J., Plagmann, L. A., Asmus, J., McComas, J., & Jensen-Kovalan, P. (1993). A brief component analysis of potential treatment packages in an outpatient clinic setting with young children. Journal of Applied Behavior Analysis, 26, 475-476.

West, D. J., Horan, J. J., & Games, P. A. (1984). Component analysis of occupational stress inoculation applied to registered nurses in an acute care hospital setting. Journal of Counseling Psychology, 31, 209-218.

 

 

 

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